Il conte Mattei e i suoi primi esperimenti a Vigorso

Condividi su facebook
Condividi su email
Condividi su whatsapp

di Leonardo Arrighi

La storia del conte Cesare Mattei è legata a Budrio, in particolare a Vigorso. Noto per la costruzione della Rocchetta di Riola di Vergato – oggi meta di numerosissimi visitatori – e per l’invenzione dell’Elettromeopatia, una «scienza nuova» (come lo stesso conte amava definirla) che ha acceso ricorrenti dibattiti negli ultimi 150 anni. Mattei è stato interprete di un’esistenza straordinaria, nel senso pieno del termine: fuori dall’ordinario. Nel corso di questa vita rocambolesca, iniziata l’11 gennaio 1809, ci sono alcuni momenti che hanno lasciato un segno profondo e hanno determinato gli eventi successivi. Alcuni di questi crocevia dello spirito, il conte li ha vissuti all’interno di Villa San Marco, chiamata anche Villa Zani (dal nome dei conti Zani che la fecero costruire all’inizio del ‘500), a Vigorso. La stupenda residenza budriese apparteneva alla famiglia Mattei dal 3 febbraio 1804, quando Andrea (nonno di Cesare) la acquistò dal principe Giovanni Lamberti. La villa divenne di proprietà del figlio Luigi (padre del futuro conte), le cui iniziali – seguite dalla data 1818 – sono ancora ben visibili sul cancello. In quel periodo i possedimenti budriesi della famiglia Mattei sono davvero consistenti: oltre i 4 poderi di Vigorso, ne sono presenti ben 22 alla Guardata e circa altrettanti anche a Prunaro. Budrio riveste un ruolo di primo piano negli affari dei Mattei, che vivono stabilmente a Bologna. Villa San Marco è la residenza estiva, ma per Cesare diventerà il luogo privilegiato, in cui togliere finalmente i lacci alla propria potente immaginazione. Dopo la morte del padre (avvenuta nel 1827), il giovane Mattei inizia a prendersi cura in prima persona della villa di Vigorso: durante gli anni ’30 i soggiorni cominceranno ad essere sempre più lunghi e frequenti. Nel 1834, come ricordato da una piccola lapide commemorativa, le splendide sale di Villa San Marco ospitano lo scrittore e poeta Paolo Costa, autentico maestro di Cesare.

Gli anni ’40 scandiscono un cambio di passo nella vita di Mattei: i sentimenti risorgimentali, nutriti prima con passione, si affievoliscono, lasciando spazio ad idee strettamente legate alla politica attuata da Papa Pio IX che, dopo la spontanea donazione della strategica fortezza di Magnavacca (di proprietà dei Mattei da decenni) vicino a Comacchio, conferirà il titolo nobiliare di conte a Cesare. Sono gli anni dell’impegno politico, come Consigliere Comunale di Bologna (1846-1849) e come Deputato, per il Collegio di Budrio, alla Camera Elettiva di Roma (1848-1849), e dell’impegno militare nell’ambito della Guardia Civica, tra le cui file prese parte alle sfortunate spedizioni a Modena e a Ferrara.

La vita sociale, mondana e le varie incombenze pubbliche cominciano a diventare insopportabili e lo portano al ritiro definitivo del 1849. Da tempo si sta sviluppando la componente intimista della personalità del conte, profondamente segnato dalla morte della madre, sopraggiunta (nel 1840) al termine di anni di atroci sofferenze, causate da una forma tumorale. Mattei comincia a nutrire un profondo disprezzo per l’impotenza della medicina ufficiale al cospetto di numerose malattie. Da questa inconsolabile tristezza e da un sentimento di rabbia nascerà l’idea di una cura alternativa, che prenderà il nome di Elettromeopatia e che verrà sperimentata per la prima volta proprio a Vigorso.

LE TRACCE DEL CONTE

Negli anni ’40 Cesare compie numerosi viaggi, che lo pongono in contatto con altrettante culture. Il diffondersi dell’eclettismo artistico, propiziato dalla sensibilità romantica, trova in lui una innata predisposizione, capace di immergersi completamente nell’esplorazione di molteplici stili, rivisitati attraverso uno sguardo figlio del proprio tempo, ma in grado di acquisire autonomia e carica innovativa.

Anche i primi esperimenti architettonici avvengono a Vigorso: oltre la storica residenza (su cui viene posto lo stemma della famiglia Mattei, corredato dalla corona nobiliare) a cui attribuisce il nome di Villa dei Leoni, a causa della presenza dei due felini, collocati in corrispondenza del cancello, Cesare fa costruire un edificio in prossimità dello storico ingresso del parco. Questa nuova struttura (attualmente ancora abitata) è caratterizzata da due grandi finestre ogivali, che rappresentano una rivisitazione neogotica, che ritornerà con grande frequenza nella Rocchetta di Riola di Vergato. In prossimità di questo edificio (utilizzato come portineria della villa), che sembra abbia ospitato i primi esprimenti di Elettromeopatia, sono poste due sfingi, in perfetta corrispondenza con l’antico ingresso al parco della tenuta Mattei. Le sfingi in arenaria – molto segnate dal tempo – rimandano a varie culture, in particolare all’antichità greca, dove la sfinge divenne l’incarnazione del primo enigma documentato ed un simbolo scelto da moltissimi autori. La semplice struttura, “sconvolta” dalle due grandi finestre ogivali e dalle sfingi, pone interrogativi creando una sensazione straniante, che sottrae fondamento alla linearità circostante.

Al ritiro dalla vita politica e amministrativa, avvenuto nel 1849, seguirà un progressivo disinteresse per la gestione dei beni di famiglia, che verrà affidata in buona parte al nipote Luigi (figlio del fratello di Cesare). I periodi trascorsi a Vigorso diventano sempre più lunghi e contraddistinti dalla progettazione della Rocchetta, che vedrà la posa della prima pietra il 5 novembre 1850. Per 9 anni, fino a quando il multiforme edificio sarà in parte abitabile, Mattei passerà dai sopralluoghi a Riola, alla casa di Bologna, preferendo sempre quella di Vigorso, perfetta per riflettere, lontano dal clamore cittadino.

La vita del conte, che si concluderà il 3 aprile 1896, sarà scandita per molti decenni dalla costruzione – mai davvero ultimata – della Rocchetta, prodigioso incontro di stili, capace di creare un’atmosfera fantastica, e dall’invenzione dell’Elettromeopatia, una pratica medica e terapeutica controversa, ma che diede al suo fondatore una notorietà planetaria, ben confermata dalla illustre citazione di Fedor Dostoevskij ne I fratelli Karamazov: «Ma che filosofia e filosofia, quando tutta la parte destra del corpo mi si è paralizzata e io non faccio che gemere e lamentarmi. Ho tentato tutti i rimedi della medicina: sanno fare la diagnosi in maniera eccellente, conoscono la tua malattia come il palmo delle loro mani, ma non sono capaci di curare […] Disperato, ho scritto al conte Mattei a Milano, che mi ha mandato un libro e delle gocce, che Dio lo benedica».

I rimedi di Mattei si diffusero in tutto il mondo e i pazienti divennero sempre più numerosi. La medicina ufficiale contrastò sempre l’Elettromeopatia anche se molti medici ne furono affascinati e sedotti. A colpire soprattutto era la personalità del suo ideatore, capace di infondere ottimismo e fiducia in chiunque gli chiedesse aiuto. Mattei ha trascorso gran parte dell’esistenza tentando di fare della propria vita un’opera d’arte e alcune delle tappe più significative portano a Vigorso.

Iscriviti alla nostra newsletter