Un sogno chiamato cinema

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Sono già trascorsi più di trent’anni dalla chiusura dell’ultimo cinema budriese. Le insegne luminose del mitico Astra si sono spente per sempre nel 1983 e da allora Budrio si è dovuta abituare all’assenza di sale cinematografiche. Per decenni però il cinema è stato per i budriesi un luogo speciale ed anche se i connotati del Filopanti sono completamente stravolti, se l’Arena estiva ha dovuto lasciare spazio ad un parcheggio, se l’Astra nel 1991 ha fatto i conti con un assembramento di ruspe, il cinema conserva ancora per Budrio una magia che non tramonterà mai.

BUDRIO E I SUOI CINEMA: IL FILOPANTI, L’ARENA E L’ASTRA
La storia di Budrio è indissolubilmente legata ai suoi tre cinema: il Filopanti, l’Arena e l’Astra. Per molti anni le sale cinematografiche sono state dei veri luoghi di culto in cui guardare bei film, passare il tempo, stringere amicizie e andare alla ricerca di se stessi. Il grande schermo era il protagonista dei pomeriggi e delle serate dei budriesi: ogni generazione viveva le proiezioni a modo proprio, ma comunque integrandosi all’interno di un microcosmo che offriva un’istantanea precisa della società.

Tra il 1870 e il 1880 nasce il cinema Filopanti, che inizialmente era una sala per spettacoli capace di svolgere le funzioni di teatro. Tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 si verifica, grazie all’invenzione dei fratelli Lumière, la trasformazione in cinema, che viene intitolato a Quirico Filopanti (morto nel 1894). Il cinema Filopanti continua ad ospitare opere, operette, veglioni di carnevale e di capodanno, ma tiene a battesimo anche le prime proiezioni cinematografiche a Budrio. I film muti – accompagnati da un pianista –, le pellicole sonore in bianco e nero e poi quelle a colori si susseguono nell’arco della sua storia, che si conclude nel 1981. La struttura interna del Filopanti era contraddistinta da una platea, disseminata di numerose colonne, e di una piccola galleria ad “U”. L’ambiente era abbastanza angusto e si riempiva rapidamente di fumo. Per far fronte a questo problema, il Filopanti venne dotato di una ventola azionata al termine di ogni film e a volte persino negli intervalli. Il rumore di questo sistema di aspirazione è ancora vivo nei ricordi di alcuni budriesi, che avevano la possibilità di provare l’esperienza aeroportuale oltre a quella cinematografica.

L’Arena estiva sorge tra gli anni ’30 e ’40 del 1900. Dal 1º giugno al termine della prima decade di settembre, l’Arena era la meta preferita delle serate degli abitanti di Budrio. Durante la settimana (dal lunedì al venerdì) il cinema all’aperto sostituiva prima il Filopanti e poi l’Astra. L’Arena, coperta in piccola parte da una tettoia, era la spettatrice dei ricorrenti tentativi di molti ragazzi perennemente a caccia del modo per non pagare il biglietto. A questo proposito, i due ingressi del cinema erano dei preziosi alleati per i giovani intraprendenti, spesso scoperti dai custodi. Purtroppo la vita dell’Arena cessa bruscamente nel 1969 e dopo soltanto tre decenni Budrio resta orfana delle proiezioni estive vissute sotto caldi cieli stellati.

L’apertura del cinema Astra avviene nell’autunno del 1955 ed il primo film in calendario è Straniero fra gli angeli di Vincente Minnelli e Stanley Donen. Da quel momento in poi i budriesi e non solo, tenendo conto dell’affluenza di spettatori provenienti da altri comuni, cominciano a frequentare l’ampia sala e l’imponente galleria dell’Astra. Nei giorni di festa i 900 posti del nuovo cinema sono tutti occupati. Il cinema diventa un rito collettivo, le poltrone dell’Astra appaiono come dei troni da cui poter immaginare una lunga serie di realtà sempre diverse. Le pellicole rappresentano la prima opzione con cui occupare il tempo libero e tra le file di posti a sedere del monumentale Astra comincia a prendere corpo un’iniziativa che avrà un notevole riscontro sociale: il Circolo del Cinema Quirico Filopanti.

IL CIRCOLO DEL CINEMA
Nell’ottobre 1966 vede la luce il Circolo del Cinema Quirico Filopanti di Budrio. L’anima della neonata associazione è composta quasi esclusivamente da ragazzi tra i 20 e i 30 anni, che vivono questa esperienza come l’occasione per far emergere la loro passione per il cinema e la cultura. I giovani fondatori del Circolo instaurano una inattesa collaborazione con il proprietario dei cinema di Budrio Libero Bolognesi, che offre istruttive spiegazioni della situazione: i film di scarsa qualità che vengono proiettati non sono il risultato di una sua scelta, ma di una imposizione delle case cinematografiche. A questo punto si innesta l’azione dei componenti del Circolo, che a loro volta propongono a Bolognesi di affiancarlo nelle decisioni relative ai film di “secondo piano”. Al termine di lunghe riunioni, il Circolo del Cinema Quirico Filopanti crea un elenco di pellicole e alcuni soci vengono incaricati di accompagnare Bolognesi alle case cinematografiche per l’acquisizione definitiva. In poco tempo, per merito del Circolo, giungono a Budrio dei film fino ad allora sconosciuti. L’accordo con il proprietario prevede la proiezione di una pellicola al cinema Filopanti una volta alla settimana. I film non sono posti in calendario in modo casuale, ma seguendo un percorso ricco di coerenza culturale. Venerdì 25 novembre 1966 inizia il 1º ciclo, dedicato alla “Rassegna di nazioni”, con La vita agra di Carlo Lizzani. Nelle settimane successive, i soci del Circolo del Cinema assistono a: Il passaggio del Reno di André Cayatte, Il Dottor Stranamore di Stanley Kubrick, Le avventure di Don Chisciotte di G. Konsitzev, Sabato sera domenica mattina di Karel Reisz e Viridiana di Luis Bunuel. I risultati sono eclatanti: le persone associate aumentano progressivamente, arrivando fino a quota 410, e allo stesso tempo cresce anche la considerazione degli altri Circoli del Cinema sparsi in tutta Italia. I componenti del comitato direttivo del Circolo Quirico Filopanti sono invitati al Festival cinematografico di Porretta, a Venezia per prendere parte ad un seminario sulla filmografia giapponese e a Pisa in occasione della proiezione di tra pellicole di Roberto Rossellini, incontrato personalmente da alcuni budriesi in quella circostanza.

L’attività del Circolo del Cinema prosegue con un 2º ciclo riservato a “Tragedia e logica della guerra” e culmina, nel corso del primo anno, con il 3º ciclo dedicato a Ingmar Bergman: Sorrisi di una notte d’estate, Il settimo sigillo, Il posto delle fragole, Il volto e Il silenzio rappresentano un trionfo per i ragazzi del Circolo, che faticano a nascondere l’emozione di fronte alle pellicole del maestro svedese. Il nuovo cinema inglese, il cinema ungherese, Luis Bunuel sono i protagonisti di alcuni dei cicli seguenti, che in totale saranno tredici. Il Circolo si scioglie all’inizio del 1970, lasciando un ricordo indelebile in tutti coloro che hanno preso parte ad una associazione capace di suscitare entusiasmo ed avere una reale influenza sulla società. Le parole presenti nell’atto di fondazione (consultabile tra i documenti allegati, in formato fotografico, a questo articolo) chiariscono bene gli intenti di quei ragazzi, interpreti di una stagione culturalmente ispirata.

LA FINE DI UN SOGNO
Da oltre trent’anni Budrio non può fare affidamento su una sala cinematografica. La chiusura dell’Astra nel 1983 ha coinciso con la fine di un periodo storico in cui il rispetto per la cultura aveva un ruolo sociale riconoscibile. La volontà di condividere la fruizione di un film è da tempo irrimediabilmente perduta.

Poter contare su un cinema da raggiungere attraverso una piacevole passeggiata era per i budriesi un meraviglioso privilegio e l’occasione per far fluttuare i propri pensieri in altre dimensioni. Ora è necessario spostarsi in automobile, rompere l’incantesimo delle strade di Budrio, sconfinando in un territorio scandito dai semafori e dai clacson che risvegliano bruscamente da qualsiasi immersione onirica.

La struttura architettonica dell’Astra è stata abbattuta nel 1991, donandole per pochi istanti alcuni bagliori della gloria passata, che Maurizio Montanari ha colto in un articolo (poche settimane dopo) concluso con un malinconico e sentito saluto all’Astra e ad un’epoca ormai lontana: «(il cinema Astra) è finito alla grande, sfilacciato nelle strutture, dilaniato con forza e prepotenza, crollato sotto i colpi di ruspa sollevando mute e persistenti nuvole di polvere; ma, ne sono sicuro, una piccola rivincita se l’è presa: la visione di gente, ferma in sparsi ma numerosi gruppi che per giorni ha assistito alla sua fine, parlando ancora dell’Astra, delle sue mitiche e forse inesistenti innovazioni tecniche, delle sue sale, delle sue luci, delle sue ombre, chiacchierando di un paese che non c’è più, di una cosa grande andata distrutta, di loro e di noi che dopo i ricordi dobbiamo ancora guardare avanti…addio Astra.».

Ringrazio Ferruccio Melloni, Maurizio Montanari, Fernando Pazzaglia, Ezio Venturoli e Arino Zecchi.
Leonardo Arrighi

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