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Ville a Budrio: Vedrana

N.B. Le ville qui descritte sono di proprietà privata e quindi visitabili solo in alcune occasioni, in eventi speciali concordati coi proprietari.

Villa – Palazzo Ratta

Certani Vittori Venenti

La villa Palazzo Ratta presenta due facciate ugualmente interessanti: più fastosa quella a sud, con un bellissimo portale fiancheggiato da colonne su cui poggia il balcone adorno di due statue; nella facciata nord, il portale ha ai due lati opposti due pilastri.
L’interno che ripete la tipologia cinquecentesca della loggia passante, ha un imponenete scalone, che porta al piano
superiore dove la loggia si allarga in una stupenda sala. L’atrio al piano terreno è decorato con belle tempere
settecentesche, ma soprattutto notevoli sono le quattro grandi tele quadrate entro cornici di stucco, accompagnate da ovali, del salone superiore: rappresentano architetture, rovine, paesaggi, scenografie di tipo bibenesco, eseguite con fantasia inventiva e finezza di stile.

Il Roccolo

Faceva parte dei possessi Ratta un altro tipico edificio detto “il Roccolo”, innalzato sul finire del Settecento forse
su basi più antiche, come casino di caccia (attualmente proprietà Ferri). Semplice nell‘esterni in cui l’unico elemento di rilievo è la doppia scalinata armoniosamente curva, presenta un interno suggestivo in particolare per il bellissimo salone centrale, alto come l’edificio e coperto da una cupola affrescata; intorno a questo si snodano su due piani gli ambienti di abitazione. Fregi e figurazioni delicate, di tipo neoclassico, adornano le stanze del primo piano; al piano superiore sono del tutto scomparse. Ai lati del Roccolo sorgono due rustici simmetrici che formano-con l’edificio centrale una piacevole scenografia; un lungo viale a doppio filare di pioppi cipressini congiunge il complesso con la strada che attraversava gran parte dei beni Ratta: la via del Bachiere.

Villa Grassi

Zerbini

Siamo di nuovo in via Zenzalino, diretti verso nord; al numero civico 78, un largo cancello su monumentali pilastri segna l’ingresso al viale che attraverso il parco-giardino ci porta alla Villa Grassi, ora Zerbini. L’edificio ci appare in mezzo al verde nella sua semplice struttura, a due piani, con un arioso portico dagli ampi archi a tutto sesto (cinque centrali aperti, chiusi i due laterali). Il pianterreno, che ripete con la loggia passante il modulo della villa bolognese del Cinquecento, non ha particolari di grande rilievo: ma il primo piano offre una ricchezza decorativa di eccezione sulle pareti e sui soffitti di quattro sale, affrescate con motivi svariati, vivaci e festosissimi: opera di anonimi, ma eccellenti pittori bolognesi, il cui stile si ritrova identico in altre ville della provincia (73). Ogni sala ha un camino con una larga cappa, un tempo decorata da affreschi; ne è venuto in luce uno, di soggetto biblico, raffigurante Giuditta ed Oloferne. Alla Bibbia pure sono ispirate le Storie di Giuseppe ebreo “che assommano caratteristiche fiamminghe ad aspetti tipicamente emiliani”; notevolissimi inoltre i Fatti della vita dell’uomo e Le stagioni, con allegorie mitologiche, paesaggi, architetture, scene della vita dei signori in villa: pitture che dimostrano una fantasia ricca, fresca, scherzosa. Le sale hanno il soffitto a travature; qui gli artisti si sono abbandonati al loro estro disinvolto: sulle travi, sui travicelli, negli angoli, è tutto un aggrovigliarsi in pose fantastiche, un rincorrersi, un divincolarsi di animali, di mostri, di putti dalle carni morbidissime, di piante inverosimili, di sagome geometriche, in un divertimento e in un gioco continuo; nei riquadri risaltano scenette idilliache con la descrizione accurata di bianche ville, di castelli, di laghetti sullo sfondo di bellissimi giardini).
Nella cappella unita alla villa, al pianterreno, si trova un’opera di grande valore: una statua in marmo bianco di Carrara, alta circa settanta centimetri, raffigurante S. Paolo. La scultura, risalente al tardo Trecento, rivela un’arte raffinata e consapevole; il fatto che la parte posteriore della statua, in tutta la zona centrale, sia grezza, fa pensare che essa fosse stata destinata ad una nicchia. Fino al 1941 si trovava nell’oratorio di S. Bartolomeo, poco distante dalla villa, ma non sappiamo quando vi fosse stata portata e da chi; il Bodmer suppone che possa provenire dalla facciata di qualche cattedrale gotica dell’Emilia.

La Villa-Palazzo Aria Salina

Per avere un’immagine completa del territorio di Vedrana dobbiamo dirigerci nuovamente verso la zona a nord, dove,
mutate le coltivazioni e il modo di vita degli abitanti, resistono adattati alle nuove esigenze, o stanno miseramente andando in rovina, edifici rustici e padronali, alcuni dei quali mostrano vive tracce del loro passato. A mano a mano che avanziamo verso l’Idice, a sinistra e a destra la campagna si fa meno alberata; i campi sono larghissimi: ci avviciniamo alla zona dove erano le risaie. .E proprio per la trebbiatura del riso serviva la grande aia, da tempo divenuta prato e alberata, al n. 140 della via Zenzalino Nord estesa fra i due rustici e l’imponente Villa Palazzo Aria Salina, così detto dal nome dai precedenti proprietari. I conti Aria vi avevano apportato, nell’Ottocento, numerose trasformazioni, oltre a quelle, probabili, del Settecento; tuttavia, all’interno, rimangono vive tracce della struttura del tardo Cinquecento, il periodo in cui Gabbione, figlio di Nanne Gozzadini, l’aveva costruita come attesta un’iscrizione: per esempio, le due grandi logge passanti, al piano terra e al primo piano, proprie della tipologia della villa bolognese cinquecentesca. L’appartenenza originaria ai Gozzadini è confermata anche dallo stemma gentilizio di questa famiglia, posto nella scala di passaggio dal piano terra a1 primo piano dell’edificio. Nella prima metà di questo secolo, tutto il complesso era stato usato per le operazioni inerenti alla mietitura e trebbiatura del riso e al deposito temporaneo della paglia; dopo la graduale scomparsa delle risaie, decenni dì semi abbandono hanno portato l’edificio più importante, il palazzo-villa, ad un grave degrado.

La Tuè

l termine deriva dal latino medievale “tuata” o “tubata” che significa torre. E infatti presso la villa si trovava una torre distrutta nel 1945. Gli ambienti del pianterreno sono coperti con volte sostenute da capitelli cinquecenteschi.

L’affresco della “Madonna col Bambino” è attribuibile alla scuola bolognese cinquecentesca.

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