Ville a Budrio: Vigorso

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Villa S. Marco

Puddu

Quasi di fronte alla chiesa sorge la villa più importante di Vigorso, innalzata agli inizi del Cinquecento dai bolognesi conti Zani quale loro residenza estiva. Nella seconda metà del Settecento era divenuta proprietà della nobile famiglia bolognese Lambertini; a metà dell’Ottocento apparteneva al conte Cesare Mattei, l’estroso ideatore della “Torretta” di Riola di Vergato, che qui si contentò di restauri normali ed appose sulla facciata meridionale il suo stemma; in seguito la monumentale dimora fu dei Tomba, di Dino Grandi, dei budriesi Martelli.
Dopo la seconda guerra mondiale, era andata sempre più degradandosi, trascurata ed adibita in pane a magazzini agricoli. Gli attuali proprietari, che l’hanno acquistata dai Martelli nel 1972, hanno compiuto un valido ed intelligente restauro, restituendole l’antica dignità ed arredandola con gusto sicuro. Ci sono state molte trasformazioni nella struttura dell’edificio che, già articolato in due parti come lo vediamo in un disegno seicentesco, assume in seguito proporzioni più vaste: in particolare nel Settecento, al quale secolo è ascrivibile l’eleganza della lunga facciata, molti dettagli delle decorazioni negli ambienti, i fregi floreali, le grottesche, i simboli della musica. Nell’interno è notevole il vastissimo salone centrale, alto quanto il primo piano e il mezzanino, con pianta a forma di croce, sviluppo e ampliamento della cinquecentesca loggia passante, arricchita al centro da un braccio trasversale. Compiendo le stesse funzioni della loggia, il salone dà accesso alle varie stanze; è chiuso da due alte porte sormontate dà finestre che gli danno luce; a sud si apre sulla doppia scalinata che porta al giardino. Fra le piante si ergono due grandi statue del tardo Settecento: un Ercole molto deteriorate e un guerriero (forse Neottolemo); & nord un’altra doppia scalinata immette nell’area sulla quale, fino al 1944- 45, si innalzavano fitti alberi secolari, fra i più belli della nostra provincia.
La Villa S. Marco è la villa delle ospitalità poetiche: all’inizio del Cinquecento, il bolognese poeta umanista Giovan Battista Pio, ospite dei conti Zani, trovò qui il suo ritiro per gli studi e celebrò con i suoi carmi l’amenissima campagna di Vigorso, come ricordava un’epigrafe, ora scomparsa. Nel 1834 trascorse “la state” in questa bella dimora dice una lapidetta commemorativa sulla parete di una sala lo scrittore e poeta ravennate Paolo Costa; nel settembre del 1839 c’è una presenza famosa: Gioacchino Rossini. Qui egli suonò per gli amici qualcuna delle sue memorabili melodie, qui si riposò e passo ore serene; una breve epigrafe nel “salotto della musica” ne tramanda la memoria. Sulla stessa via Vigorso, procedendo verso sud, ci sorprende una strana casa, con due altissimi finestroni ogivali, per tre quarti murati; all’epoca del conte Mattei che la fece costruire in questo confuso stile neogotico, serviva, a quanto si tramanda, come portineria della villa a cui era unita dal grande parco-giardino; ora è abitata da una famiglia di agricoltori. Ai lati del cancello d’ingresso 311a corte colonica, due grandi leoni (o sfingi) in arenaria, grigi e molto corrosi su massicci pilastri, fanno una simbolica guardia; furono anch’essi collocati qui dal conte Mattei, ma non sappiamo da dove egli li abbia fatti giungere; la trabeazione su due colonnette classiche in un ingresso minore della stessa corte, è un’evidente imitazione ottocentesca.

Villa Mazzoni

oggi Bassi

La via di Veduro mette in comunicazione la Strada di Vigorso con via Bagnaresa; al numero 8 di questa, troviamo la Villa Mazzoni, oggi Bassi. È un arioso palazzo del tardo settecento che, costruito probabilmente su basi più antiche. Semplicissimo all’esterno, ha una struttura Interna funzionale ed armoniosa, rimessa in luce dai nuovi proprietari che l’hanno acquistato nel 1968 e restaurato, togliendo le sovrapposizioni operate negli anni precedenti in cui, per un certo periodo, era stato adibito a caseificio. Al centro del piano terreno vi è un’ampia loggia passante; la coprono basse volte a botte alternate con volte a crociera separate da costoloni che poggiano su eleganti lesene. Circa a metà della loggia, a destra e a sinistra, si aprono due archi uno dà accesso allo scalone, l’altro ad un vasto atrio con una grande porta che immette nella corte. Al primo piano, di fronte allo scalone c’è una graziosa cappella i cui affreschi nella volta e negli ovali laterali, opere artigianali ottocentesche, rivelano una tecnica non raffinata. Notevole invece il quadro che la proprietaria ha posto sull’altare: un pregevole dipinto di buona scuola del Settecento, raffigurante la Madonna bambina fra S. Anna e S. Gioacchino. Il palazzo era circondato da una vasta proprietà terriera, da cui ora ‘e stato diviso, mantenendo solo il giardino e la corte.

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